Prima di iniziare a vendere online è molto importante conoscere la normativa e-commerce al fine di evitare qualunque problematica futura e avviare la propria attività con la certezza che tutto venga fatto in modo legale e nel rispetto delle normative vigenti in Italia sull’e-commerce.
Infatti, la regolamentazione per l’e-commerce è diventata negli ultimi anni sempre più articolata e ricca di peculiarità da attenzionare per evitare che possano arrivare successivamente all’apertura richiami e sanzioni.
Le leggi e-commerce nel contesto italiano non fanno parte di un assetto normativo unico, ma si tratta più che altro di una normativa che si compone di regole e leggi differenti tra loro, che vanno da quelle strettamente relative al commercio e alla disciplina sulla vendita online, fino alle più recenti legate alla privacy e trattamento dati, alle politiche di reso e/o rimborso, eventuali normative sulla vendita di prodotti al di fuori dell’Italia.
Avvio dell’attività e disciplina del commercio
Prima di iniziare a vendere con un e-commerce è obbligatorio l’apertura della Partita IVA e la relativa iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di commercio territorialmente competente.
La registrazione dell’attività al Registro delle Imprese richiede che si identifichi l’eventuale assetto organizzativo che può essere in qualità di ditta individuale o di società (come, ad esempio, una SNC o una SRL, o SRLS).
Svolte tutte le attività necessarie a identificare correttamente la propria attività commerciale, anche se destinata alla vendita online di prodotti o servizi, bisogna seguire anche quanto riporta il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114, che nonostante non faccia riferimento diretto all’e-commerce, ma in cui rientra la disciplina sulla vendita a distanza.
Questo decreto legislativo richiede l’invio della SCIA, ossia la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, al Comune nel quale c’è la sede legale e/o operativa della propria attività online.
Dal punto di vista amministrativo queste sono le prime azioni da svolgere affinché l’e-commerce possa iniziare a vendere in modo idoneo.
Normativa e-commerce: gli obblighi derivanti dalla Direttiva sul commercio elettronico
Il riferimento normativo centrale in materia di commercio elettronico è il Decreto Legislativo del 9 aprile, 2003 n. 70, conosciuto anche come Direttiva sul Commercio Elettronico, adottato attuando la direttiva della Comunità Europea 31/2000.
Questa legge disciplina i servizi della società dell’informazione andando a definire un perimetro giuridico entro il quale si va a collocare anche l’attività di vendita elettronica.
Il decreto è rilevante in quanto va ad individuare una serie di obblighi informativi che sono inderogabili a carico del venditore quali:
- chiarire i dati identificativi di chi svolge l’attività commerciale o della società alla quale è intestata;
- i recapiti quali indirizzo della sede legale, numero di telefono ed e-mail;
- inviare all’acquirente una e-mail di conferma che gli permetta di vedere i dettagli di quanto acquistato e del relativo costo sostenuto.
La normativa definisce dei chiari obblighi a cui chi apre un e-commerce deve far capo e che deve considerare già nel corso della realizzazione della piattaforma di vendita.
Tutela del consumatore: le regole stabilite dal Codice del Consumo
La vendita online richiede anche l’applicazione del Codice del Consumo, definito dal Dlgs. 6/09/2005 n. 206.
Questo codice disciplina le politiche di recesso da parte del consumatore e di reso. Nello specifico la normativa ha rafforzato la posizione del consumatore e gli ha riconosciuto la facoltà di poter recedere da un contratto di acquisto entro 14 giorni, salvo nelle ipotesi escluse da legge.
Oltre al recesso, il Codice del Consumo disciplina anche la garanzia di conformità andando a delineare per il venditore ulteriori obblighi quali:
- Consegnare al consumatore dei beni conformi a quanto pattuito all’interno del contratto di vendita.
- Garanzia di due anni in caso di presenza di difetti di conformità nel prodotto già preesistenti al momento della consegna del prodotto.
- Il consumatore può richiedere in caso di difetti eventuali, la riparazione o la sostituzione del bene, senza spese a suo carico.
Conoscere questa normativa è importante quando si apre un e-commerce, per redigere in modo corretto anche la pagina dedicata alla politica di eventuali resi o reclami successivi dovuti a mancata conformità del prodotto.
Pagamenti elettronici e sicurezza delle transazioni
Quando si avvia un’attività di e-commerce naturalmente tra le diverse cose da considerare ci sono le normative legate ai pagamenti elettronici e alla sicurezza delle transazioni.
In questo ambito si deve far riferimento alla Direttiva dell’Unione Europea n. 2366 del 2015, nota anche come PSD2 e recepita da parte dell’ordinamento italiano, andando a incidere sulle modalità esecutive delle operazioni di pagamento elettronico.
Uno degli aspetti più rilevanti della normativa è l’obbligo di prevedere nei sistemi di pagamento adottati per l’e-commerce un’autenticazione forte del cliente. Questo obbligo è previsto al fine di andare a ridurre il rischio di frode e utilizzo non autorizzato degli strumenti di pagamento, imponendo procedure di verifica basate su due fattori indipendenti.
Anche se l’implementazione tecnica delle misure di sicurezza, normalmente viene svolta dai prestatori dei servizi di pagamento quali banche, istituti per i pagamenti elettronici o gateway di pagamento, il venditore non è esonerato dalle responsabilità.
Dunque, si è tenuti a verificare la corretta integrazione di questi all’interno del sito e bisogna accertarsi che il processo di pagamento sia trasparente per l’utente.
La normativa in termini di protezione dei dati personali e cookie
Una delle normative più rilevanti da considerare nel momento in cui si apre un e-commerce è quella relativa al GDPR. Il Regolamento UE 2016/679 impone a chi gestisce un e-commerce diversi obblighi tutti relativi alla raccolta e al trattamento dei dati personali dei clienti del negozio online, oltre che quelli raccolti con finalità pubblicitarie e/o di marketing.
Nello specifico, il gestore dell’e-commerce deve non solo avere una Privacy Policy e una Cookie Policy trasparente e ben redatta in modo conforme alla normativa, che permetta di essere trasparenti nei confronti dell’utente sulla gestione, sull’uso e la conservazione dei dati personali; oltre che sul tracciamento degli stessi che avvengono appunto tramite l’uso dei Cookie.
Oltre alle pagine informative, bisogna effettivamente avere un piano di gestione di dati anagrafici, indirizzi di spedizione e fatturazione, recapiti di contatto, dati sui pagamenti ecc. che identifichi come questi siano trattati e conservati in modo sicuro.
Inoltre, il GDPR impone che si effettui il trattamento dati: in modo trasparente, limitatamente alle finalità determinate e legittime; evitando la raccolta di informazioni che eccedano le reali esigenze dell’e-commerce e infine avere misure tecniche e organizzative adeguate a rendere la conservazione dei dati sicura.
Gli utenti, laddove richiesto, devono dunque, essere informati e devono anche accettare in modo libero, specifico, informato e inequivocabile con un’azione specifica, il trattamento dei loro dati da parte dell’e-commerce esclusivamente per le finalità accettate, che possono essere esclusive per l’invio del prodotto acquistato o possono includere anche quelle relative al marketing (se accettate dall’utente).
Il rispetto di questa normativa è rilevante, in quanto, bisogna considerare che nel caso in cui si verifichi un trattamento non consono dei dati personali, a fronte di un controllo d’ufficio o successiva a una denuncia da parte di un cliente si rischiano sanzioni non indifferenti, che possono arrivare fino a 10 milioni di euro o pari al 2% del fatturato annuo mondiale.
Gli adempimenti per la sicurezza dei prodotti
Oltre agli adempimenti previsti dal GDPR, quando si gestisce e si apre un negozio online bisogna tenere conto di altre normative europee e regolamenti. Nello specifico, bisogna rispettare il Regolamento dell’Unione Europea N. 2023/988 che ha dato nuove tutele ai consumatori, andando al contempo a introdurre degli obblighi più stringenti verso gli operatori.
Nel dettaglio, la normativa richiede agli operatori che i prodotti messi in vendita siano conformi a tutti i requisiti di legge e che siano sicuri. Questo obbligo non prevede solo un controllo preventivo sul prodotto ma richiede ai venditori online l’obbligo di fornire delle informazioni chiare sui prodotti che possano garantire anche la tracciabilità della filiera.
In presenza di prodotti non conformi, inoltre, gli operatori hanno l’obbligo di intervenire in modo tempestivo mediante l’adozione di misure correttive che includono anche il ritiro, richiamo del prodotto, sospensione della vendita con relativa comunicazione ai clienti.
Accessibilità digitale
Uno degli obblighi più recenti derivanti dalla Direttiva UE 2019/882 detto European Accessibility Act, mira a garantire che i prodotti e i servizi digitali possano essere accessibili alle persone con difficoltà cognitive e disabilità.
L’applicazione della disciplina interessa il settore dell’e-commerce nel momento in cui il la propria attività ecceda dalla definizione di microimpresa, che nella direttiva vengono definite come quelle imprese con meno di 10 dipendenti e con un fatturato che non supera i 2 milioni di euro l’anno, limitatamente ai servizi offerti.
Per gli altri operatori economici, la normativa prevede anche l’esclusione o limitazione dei singoli obblighi per l’adeguamento debbano sostenere un onere sproporzionato, quindi la valutazione si svolge caso per caso.
Oggi, in fase di creazione di un e-commerce, in ogni caso, anche se non si sa ancora quale sarà il proprio fatturato e quanti saranno i propri dipendenti, conviene sicuramente adeguarsi alla normativa creando un negozio online che abbia un’infrastruttura in grado di eliminare le barriere tecnologiche e progettato per la navigazione da parte di chi ha una disabilità o difficoltà cognitiva.
Infatti, avere un sito accessibile, oltre a poter essere un vantaggio in termini legali nel caso in cui si eccedano i guadagni di 2 milioni di euro o si assumano nel tempo più di 10 dipendenti; è anche una possibilità al fine di rendere più ampia la clientela che riuscirà a svolgere acquisti sull’e-commerce senza barriere tecnologiche che glielo impediscano.
La disciplina fiscale in caso di vendita online all’estero
Se si prevede di vendere con il proprio e-commerce non solo in Italia ma anche all’estero, è necessario considerare anche la disciplina fiscale applicabile. In particolare, occorre fare riferimento al DPR 633/1972, che stabilisce i criteri di territorialità dell’IVA e distingue tra operazioni nazionali, intracomunitarie ed extra UE.
Nello specifico, in caso di vendite a distanza intracomunitarie, ossia vendite di beni spediti da uno Stato membro dell’Unione europea a consumatori residenti in un altro Paese UE, l’IVA è dovuta nel Paese di destinazione del bene quando si supera la soglia complessiva di 10.000 euro annui di vendite transfrontaliere.Per semplificare la gestione delle vendite online nei Paesi europei è stato introdotto il regime OSS (One Stop Shop), che consente di dichiarare e versare l’IVA dovuta negli Stati membri tramite un’unica dichiarazione presentata in Italia. Si tratta di uno strumento particolarmente utile per gli e-commerce che operano su più mercati europei.