Il mercato unico digitale può essere definito come un nuovo ambito del mercato europeo
comune su cui l’Unione Europea sta puntando davvero molto.
Attraverso questa nuova politica, l’Unione Europea desidera dare l’opportunità ad aziende e
persone di prosperare nel campo digitale e, così, affermarsi come leader nell’ambito
dell’economia digitale.
Tuttavia, il fronte digitale dà adito a continue controversie. Da una parte le imprese che
necessitano di crescere e svilupparsi vendendo beni e servizi ma, dall’altra parte, i
consumatori che hanno bisogno di una costante protezione nei confronti dei propri dati
personali.
Ecco come l’Unione Europea cerca di creare un equilibrio.
Le normative per la fornitura di servizi nel mercato unico digitale
Nel corso del 2019 sono state due le direttive del Parlamento Europeo e del Consiglio che
hanno trattato la fornitura dei servizi e, contestualmente, la protezione dei consumatori
destinatari.
La competizione delle imprese nell’ambito digitale si fa sempre più sfrenata e, spesso, i
consumatori percepiscono come gratuito qualcosa che, invece, gli richiede un pagamento
molto più alto di quello rappresentato dal denaro: il fornire i propri dati personali.
Le due direttive in questione sono:
– Direttiva (UE) 2019/770 relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di
contenuto digitale e di servizi digitali
– Direttiva (UE) 2019/771 relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita di beni,
che modifica il regolamento (UE) 2018/2394 e la direttiva 2009/22/CE, che abroga la
direttiva 1999/44/CE
Vediamo nello specifico quali novità hanno introdotto.
Il trattamento dei dati secondo la direttiva 2019/770
Il problema che deriva dalla crescente concorrenza delle imprese in ambito digitale è il fatto
che, sempre più spesso, vengono forniti servizi che apparentemente sembrano gratuiti ma
che gratuiti non sono.
In cambio da parte dell’utente, infatti, non viene chiesto del denaro ma vengono chiesti i
propri dati.

La direttiva si sposa con quanto contenuto anche all’interno del Regolamento Generale sulla
Protezione dei Dati, il meglio conosciuto GDPR.
Anche la direttiva, come il GDPR, stabilisce che la protezione dei dati personali è un diritto
fondamentale e che questi dati non possono essere considerati una merce.
Probabilmente, la vera novità introdotta dalla direttiva in questione, è la possibilità per il
consumatore di poter attivare dei rimedi contrattuali anche nel caso in cui non abbia pagato
con denaro ma dando i propri dati in cambio. È molto interessante notare come i dati
vengono considerati, nel mercato unico digitale, alla stregua di una vera e propria forma di
corrispettivo.
La direttiva stabilisce che, in caso di un conflitto tra normative, ciò che viene stabilito
dall’Unione Europea per quanto riguarda il trattamento dei dati personali prevale.
I contenuti e i servizi digitali forniti insieme ad un bene secondo la direttiva
2019/771
Nella direttiva 2019/771 sono comprese le disposizioni che riguardano la vendita di beni tra
venditore e consumatore.
In particolare, le disposizioni si applicano con particolare riferimento a tutti quei contenuti
digitali e ai servizi forniti insieme al bene per effetto del contratto di vendita che intercorre
tra venditore e consumatore.
Sono diverse le novità introdotte dalla normativa in questione come la responsabilità del
venditore per ogni difetto di conformità nel momento in cui ha consegnato il bene, i requisiti
soggettivi ed oggettivi del bene oggetto del contratto, il diritto del consumatore a riavere il
bene senza difetti, a pagare un prezzo ridotto oppure a risolvere il contratto.
Qual è la data entro la quale le imprese dovranno uniformarsi? Il termine entro il quale le
direttive devono essere recepite è quello del 31 luglio 2021 e la loro operatività sarà
definitiva dal 1° gennaio 2022. Se vuoi sapere come procedere all’adeguamento in base a
quanto stabilito dalle direttive europee, scrivici per ottenere maggiori dettagli o per fissare
una consulenza.