stock-photo-30274520-stressed-out-businessman“Avvocato, una persona su Facebook ha condiviso un mio stato senza indicare che era mio, senza citarmi, e tra l’altro senza nemmeno avermi messo il mi piace. Si può fare qualcosa per violazione del diritto d’autore?”.
Non è una barzelletta: è successo realmente.
Cosa è accaduto al web? Davvero la “grande opportunità del futuro” si è ridotta ad un agglomerato di creduloni e voyeur, ossessionati dall’essere vittima di complotti, critici e insultatori seriali alla ricerca della gloria del pollice all’insù?
Vi siete accorti che il significato di parole come “dramma”, “incredibile”, “rivoluzione” è stato completamente inflazionato (e quindi stravolto) dall’utilizzo che se ne fa sui social network, al solo scopo di attirare visitatori verso le proprie anonime pagine per vendere pubblicità a più non posso?
L’informazione è sempre meno professionistica, veicolata invece da siti internet anonimi che copiano (male) le notizie o, addirittura, le inventano, sicuri di far breccia nel popolo dei social network.
I social network, da agorà virtuali di confronto di opinioni e di idee, hanno deviato rotta assomigliando sempre di più al bar sport.
L’espressione massima della cultura è affidata ad un’enciclopedia autoprodotta che ha completamente spedito in archivio i libri ed i manuali.
La fotografia è mortificata dagli effetti di software che con un click ci fanno credere di essere diventati artisti e l’intrattenimento è stato sostituito dallo zapping accidentale dei video-incredibili-virali.
Perchè sta accadendo tutto questo? La deriva del web si può fermare?
Le risposte esistono.
Il web è meno virtuale di quello che si possa immaginare.
Internet non è altro che uno dei luoghi dove opera la società di oggi. Internet non è un’entità separata dal mondo reale. Il web è la società in cui viviamo seduta davanti ad un pc.
Ed ecco perchè i siti internet sono interessati esclusivamente al profitto attirando visitatori nelle proprie pagine, con qualsiasi contenuto o pretesto, vero o falso non importa, al solo fine di generare impressions, cioè visualizzazioni dei banner pubblicitari. Ed ecco che la crisi economica dell’occidente spinge la gente a cercare un capro espiatorio, un nemico, un centro di potere sconosciuto e malvagio, addebitando ad esso la causa delle difficoltà quotidiane.
Il web è lo specchio della società, con le sempreverdi corse al guadagno facile e con l’aggravante della quasi totale mancanza di privacy, che rende l’utente più vulnerabile al marketing ed ai messaggi facili, poco impegnativi e di grande impatto.
Non si faccia l’errore di dare la colpa alla rete. Non è il web che modifica la società, è bensì quest’ultima che modifica la rete. Anzi: la società “è” la rete.
Eppure un gap c’è, tra il mondo reale ed internet. Il web, come detto, è la raffigurazione virtuale di ogni ramo della società, eccetto che di uno: la legge.
La legge è l’unico aspetto del mondo reale che non riesce a trasmigrare sul web.
L’impreparazione dei legislatori, della PA, dei magistrati, rende al momento impossibile l’applicazione della legge ad internet.
Non è sufficiente imporre un corso di Excel ai dipendenti pubblici ed un corso di Word ai giudici per poter parlare di aggiornamento tecnologico della giustizia.
Come volete che spieghi ad un giudice che cosa intendo quando considero un server come un “luogo” dove materialmente risiede un sito internet? “Ma il sito internet non è “in rete”?” mi sento rispondere.
Un web senza leggi è un far west, è un luogo dove chiunque può scrivere e diffondere un messaggio diffamatorio o una notizia falsa infamante o contraria all’ordine pubblico, restando completamente anonimo.
IP anonimi, siti di informazione italianissimi ma residenti su server esteri e registrati con nomi falsi o inesistenti, continue violazioni della privacy non rilevate da chi di (in)competenza.
Ed è chiaro, allora, che il popolo distratto ed annoiato del web si lasci attirare da quest’apparente oasi dove tutto è concesso: un paese dei balocchi dove è possibile dar sfogo ad ogni comportamento che ognuno di noi mai potrebbe tenere per strada, in piazza o tantomeno in casa propria.
La legge deve scendere in campo, senza spaventarsi delle paranoie populiste che gridano al bavaglio. Perché è giusto che l’informazione torni ai giornalisti, che le persone possano pensare di investire online nella massima sicurezza e soprattutto concretezza, che la nostra privacy non venga violata.
Nell’interesse della gente, nell’interesse dei semplici utenti, nell’interesse dei lavoratori e di chi vuole investire online.